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CENTRO STUDI VALLE IMAGNA

Una diocesi smarrita

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L’episcopato di Luigi Maria Marelli nei documenti della Congregazione Concistoriale (Archivio Segreto Vaticano, 1920 - 1934)
Contributo: 15,00 €
Descrizione

Ermenegildo Camozzi non è nuovo a questo tipo d’indagini, meticolose e certosine, che esplorano incartamenti e dossier d’archivio appartenenti a fonti difficilmente raggiungibili e a giacimenti particolari, quali sono, per l’appunto quelli depositati presso l’Archivio Segreto del Vaticano, e riproponendoli li investe di luce nuova.

Basti citare i ponderosi volumi riguardanti Le Visite ad Limina Apostolorum dei Vescovi di Bergamo, oppure i Processi e Cronache giudiziarie tra Bergamo e Venezia (sec. XVI-XVIII), per rendersi conto dell’efficacia espositiva e della ricchezza di informazioni, anche minuziose, relative agli specifici fatti argomentati e attinenti perlopiù alla vita quotidiana delle persone e delle istituzioni civili e religiose indagate, consentendo al lettore di entrare - per così dire - in relazione diretta con gli avvenimenti citati, che si rivelano senza mediazioni e con l’efficacia degli strumenti di comunicazione epistolare.

L’autore non si limita a offrire una lettura ordinata di documenti tra loro connessi da una trama espositiva, ma costruisce un ricco apparato di ulteriori informazioni che chiariscono, illustrano e documentano situazioni e circostanze, mettendo in risalto i singoli personaggi citati, per ciascuno dei quali propone in nota un profilo biografico di sintesi.

L’epistolario cui si riferisce questo libro, in particolare, raccoglie nella prima parte (che costituisce l’ossatura principale della ricerca) novantaquattro missive ecclesiastiche, gran parte delle quali inviate a Roma da presbiteri bergamaschi, impegnati ai vari livelli della gerarchia; molte sono indirizzate al Cardinale Gaetano De Lai, mentre altre giungono a Bergamo come riscontro delle prime. L’insieme della corrispondenza esaminata contribuisce a ricostruire un’articolata cornice di relazioni non sempre facili tra esponenti della Chiesa locale, che coinvolgono anche i palazzi vaticani. L’apparente perdita di autorevolezza del Vescovo, incalzato da una mole straordinaria di sopravvenienze sociali destinate a produrre in pochi decenni capovolgimenti della struttura sociale ed economica, è comunque indice di una Chiesa viva e in cammino, poliedrica, che sa esprimere e accogliere al suo interno anche posizioni diverse, attraversata in quei frangenti da fermenti culturali, umanitari e politici di varia natura e assai complessi.

L’episcopato di Monsignor Luigi Maria Marelli tra il 1920 e il 1934 è stato indubbiamente difficile e la corrispondenza offerta ne rappresenta un prezioso indice. Nel periodo tra le due guerre si sono confrontate situazioni delicate, che hanno richiesto prudenti valutazioni e indirizzi ecclesiali rivelatisi poi non sempre in linea con i tempi, quando pure le strutture più periferiche della Chiesa di Bergamo erano incalzate contemporaneamente dal movimento popolare di Don Sturzo (1919) e dal movimento socialista, anche nelle sue espressioni radicali espresse dal Congresso di Livorno (1921), per arrivare poi alle più manifeste imposizioni del Fascismo, soprattutto a seguito della presa del potere (1922). Un periodo carico di contraddizioni e caratterizzato da un elevato livello di scontro sociale. Nell’ambito di questo contesto, se da un lato emergono le due anime della 

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Chiesa di Bergamo, ossia quella in linea con i fondamenti del cattolicesimo sociale sul piano della difesa dei lavoratori e delle classi sociali più deboli, e quella invece più conservatrice, che ben presto si allinea sulle posizioni del potere dominante, l’epistolario ci presenta tutto sommato lo scenario di una Chiesa “popolare”, dinamica e operosa, e, nonostante la drammaticità del periodo storico, i contrasti si ricompongono all’interno del mandato evangelico universale, che va oltre e supera le diverse congiunture della storia.

Ecco, nell’epistolario in esame, il volto di una Chiesa attratta dalla necessità di dare risposte concrete alle questioni sociali, ma anche preoccupata per l’avanzare del socialismo, consapevole delle tensioni esterne e interne; una Chiesa che si riscopre “cittadella del popolarismo” e accusata di ostilità al governo, soprattutto quando molti sacerdoti si rifiutano di benedire i gagliardetti fascisti e sono accusati di fare “opera di propaganda antifascista”; una Chiesa che improvvisamente sente di avere bisogno di un Vescovo “energico” e “vigoroso”, come era stato prima Monsignor Giacomo Maria Radini Tedeschi, per far fronte allo “stato di disagio che pervade la Diocesi”, da alcuni definita addirittura “migliolina” e “cocchiana”. Si confrontano valutazioni discordanti anche con toni accesi.

Mentre le lettere iniziali, risalenti ai primi anni Venti, introducono alcuni temi connessi al mondo del lavoro e denunciano taluni fermenti propri dell’azione politica delle classi emergenti, le ultime missive documentano l’ingresso nella Diocesi di Monsignor Adriano Bernareggi, nominato coa–diutore del Vescovo Marelli e destinato ad assumere in futuro la guida spirituale della Diocesi. In questo lasso di tempo di quasi quindici anni, sul piano soggettivo si leggono diverse prese di posizione e si intersecano varie questioni: lettere e controlettere viaggiano da Bergamo e Roma e viceversa, cariche di preoccupazioni, intrise di giudizi e valutazioni anche contrastanti, le quali esprimono posizioni ecclesiali assai divergenti le une dalle altre e riflettono le disomogenee espressioni della Chiesa diocesana di quel periodo. Un esemplare frasario di circostanza, ricco di superlativi assoluti (umilissimo, devotissimo, ossequentissimo,…) esprime bene l’atteggiamento e le modalità relazionali rispettose della gerarchia e dei protocolli epistolari in ambito ecclesiastico, ma in grado di manifestare ugualmente punti di vista divergenti e osservazioni assai critiche e decise.

La seconda parte del volume, invece, propone diverse tracce di lettura attraverso l’esposizione di ulteriori questioni sociali, attinenti all’episcopato di Monsignor Marelli. In modo particolare viene messo in evidenza il rapporto tra Stato e Chiesa nei primi decenni del Novecento e le vicende connesse alle Casse Rurali, che richiamano il ruolo dei cattolici nella promozione di pratiche economiche e di progresso sociale, come pure nei confronti dello sviluppo dell’intero sistema bancario italiano. Già allora viene posta la “questione morale” all’interno della Chiesa, anche nelle parrocchie periferiche, soprattutto a seguito di alcune vicende controverse e fallimentari, come quella del disastro finanziario della Cassa Rurale di Endine.

Altre questioni, forse meno pregnanti, ma ugualmente rappresentative sia del fermento sociale ed economico che delle insicurezze proprie di quel periodo, riguardano alcune dinamiche interne alle alte gerarchie della Curia diocesana, afferenti ad esempio alla disamina delle candidature all’episcopato, in cui spesso prevalgono personalismi, informazioni confidenziali, anche dicerie senza fondamenti, tali però da condizionare gravemente alcune scelte riferite all’organizzazione della Chiesa locale.

Assai interessanti sono poi i quadri di sintesi offerti da Mario Fiorendi negli apparati introduttivi alle due parti del volume, che aiutano il lettore a collocare l’epistolario nel periodo storico in esame e a coglierne le principali dimensioni, sia per quanto concerne gli aspetti sindacali, che quelli politici, economici e connessi all’organizzazione della Diocesi. Nell’esprimere la nostra gratitudine a Ermenegildo Camozzi e a Mario Fiorendi per i contributi offerti alla conoscenza di un periodo particolarmente significativo della storia della nostra Diocesi, ci auguriamo che il presente lavoro possa suscitare interesse e offra ulteriori stimoli per la ricerca e l’approfondimento.

Antonio Carminati

Direttore del Centro Studi Valle Imagna

Pagine: 256
Luogo di edizione: Sant'Omobono Terme
Anno di edizione: 2014
Autore: Ermenegildo Camozzi